nativi digitali

Nativi digitali. Bambini o clienti reali?

Che età hanno i nativi digitali?

E’ questa la domanda che ho rivolto ad un gruppo di imprenditori intervenuti ad uno dei nostri seminari (Uso strategico delle informazioni in azienda e nuovi modelli di business).

Ho posto la domanda perché, poco prima, durante uno scambio di battute con gli intervenuti, mi ero reso conto che vi era, forse, una cattiva percezione dell’età anagrafica del “nativo digitale”. Il che avrebbe spiegato perché, i presenti, non riuscissero a comprendere appieno il valore delle nuove forme di business oggetto de seminario. Non mi sbagliavo.
Quasi tutti hanno indicato come nativi digitali i ragazzini in età pre adolescenziale.

Se considero “ragazzini” i nativi digitali non li considererò miei possibili clienti e, di conseguenza, non svilupperò alcuna strategia aziendale nei loro confronti, pensando, erroneamente, che non facciano parte del mio target.

Ma lo sono davvero “Ragazzini”? Oppure coloro che conducono in pieno uno stile di vita digitale sono già il nostro target di vendita?

Ma chi è il “nativo digitale” e, ancor più importante, quanti anni ha?

Per capire ciò bisogna fissare un punto d’inizio, un momento dal quale si diventa digitali. Un punto di non ritorno. Questo momento si può individuare, in Italia, verso la fine dell’anno 2000, anno in cui la connessione diventa a banda larga e always on. E’ da quel momento che il modo di fruire la tecnologia e le informazioni cambia radicalmente, da quel momento è infatti possibile raggiungere chiunque ed essere raggiunto in qualunque momento con un collegamento telematico.

Chiunque nasca da quegli anni in poi vive in simbiosi con le nuove tecnologie, si modifica il loro modo di apprendere, conoscere e comunicare. Si modifica anche il loro approccio alla realtà: per i nativi il “virtuale” è realtà tanto quanto quella che si esperisce con i sensi. Ma sono nativi digitali anche coloro che nel 2000 erano in grado di iniziare ad utilizzare queste tecnologie. Persone che avevano il tempo per usarle come intrattenimento riempiendovi le loro giornate sia che si trattasse di giocare con una consolle sia di smanettare con i personal computer, sempre più diffusi nelle case degli italiani. In pratica tutti i ragazzi di età compresa tra i 9 e i 18 anni.

Oggi, nel 2018, possiamo considerare “nativi digitali” quasi tutti quelli al di sotto dei 36 anni di età. Se a questi ci si aggiungono quelli nati poco prima, gli immigrati digitali, l’età si alza fino ai 45 anni o poco più. Risulta evidente che i “nativi digitali” sono tutt’altro che ragazzini e che gli italiani caratterizzati da uno “stile di vita digitale” sono molti di più di quelli che ci si aspetta.

Questo ci riporta alla considerazione iniziale. I nativi digitali sono, o non sono, attori attivi della nostra economia?

E innegabile che lo siano, quindi come aziende siamo in dovere di adottare strategie produttive, di comunicazione e marketing adeguate, altrimenti saremo destinati all’oblio commerciale e conseguente chiusura.
Con il trascorrere del tempo i nativi digitali aumenteranno di numero fino a sostituire l’intera popolazione e se non saremo stati in grado di comunicare con loro attraverso canali adeguati avremo inutilmente condannato la nostra azienda.

Se vuoi saperne di più contattami adesso.

 

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